La Storia di Olevano sul Tusciano
Le tre frazioni, il fiume Tusciano che scorre a valle, ma soprattutto la grotta di San Michele, sono le caratteristiche di questo piccolo comune vicino Battipaglia. Gli affreschi della cappella principale della Grotta di San Michele risalgono al IX-X secolo e furono realizzati da monaci italo greci che si erano rifugiati sulla grotta a causa dei contrasti religiosi del tempo.
Le prime testimonianze della presenza umana risalgono al Paleolitico. La denominazione "Olibanon" che significa letteralmente "olio del Libano", fu introdotta dai greci i quali scacciarono gli etruschi che prima di loro avevano colonizzato la zona: Olevano segna infatti il punto massimo della loro espansione a Sud. Nel 1862 fu aggiunta la denominazione "sul Tusciano", che ricorda quella etrusca. Dalla frazione Salitto, la parte più in alto del paese, è possibile vedere la pianura che si estende tra Salerno e Paestum, con il delta del Sele, Punta Licosa e le alture della costiera amalfitana fino a Capri.Dalla metà del 1800 fu sede di un'importante industria della cartiera, fondata da Francesco Campione, che sfruttava per il suo funzionamento un impianto idraulico. Ed ancora oggi è funzionante la centrale idroelettrica alimentata dall'acqua del Tusciano, una delle più importanti dell'Italia meridionale.
A Salitto sono ancora evidenti, inoltre, le mura costruite a difesa dell'abitazione del feudatario ed un palazzo in stile vanvitelliano.
La leggenda
Si racconta che al tempo della ribellione di alcuni angeli contro Dio le alture di Olevano, monte Castello e monte Aureo, siano stati i teatri della fase finale della lotta che segnò la sconfitta degli angeli ribelli capeggiati da Lucifero. L'Arcangelo Michele dimorava in un anfratto piccolo ed angusto, simile ad una grotta, sul monte Castello. Lucifero, invece, trovò riparo nella bellissima grotta del monte Aureo. Un giorno Lucifero andò a trovare l'Arcangelo Michele e iniziò a prendersi gioco di lui per il luogo in cui dimorava, invitandolo a visitare la propria grotta caratterizzata da splendide stalattiti e stalagmiti e dalla quale era possibile ammirare uno splendido paesaggio.
L'Arcangelo accettò l'invito a vistare la grotta di Lucifero. Qui, riconosciuta la bellezza del luogo, chiese a Lucifero di sedersi sul suo trono. Egli acconsentì. Ma, una volta seduto, disse che non si sarebbe mai più alzato, provocando l'ira di Lucifero. Si sfidarono a duello e Lucifero ebbe la peggio. Finì per rotolare su un macigno, posto più in basso. Qui, consapevole di essere rimasto vittima del suo stesso gioco, per la rabbia sferrò un calcio al macigno su cui rimase impressa l'impronta del suo zoccolo. Per cui quel luogo viene chiamato "zampa del Diavolo". La zampata fece cadere Lucifero ancora più in basso, fino al fiume Tusciano. Una striscia retta, priva di vegetazione, conduce dalla grotta al fiume, ed è chiamata "scivolatoio del diavolo".
I visitatori che si recano alla grotta per tradizione lasciano tre sassolini in una buca, per non incorrere nelle ire del diavolo.